Aveva appena 21 anni, Onelia, quando nel 1950 insieme al marito Enrico lasciò le campagne marchigiane per giungere qui, alle porte di Roma. Vi trovò una landa desolata, un mare di terra arida, ricoperta da rovi, sassi e spini. Ma lei ed Enrico, insieme alle altre cento famiglie di pionieri provenienti dalle Marche, riuniti in una cooperativa agricola, non si persero d’animo. E col sudore della fronte trasformarono quel deserto in una fiorente comunità: Castellaccio, oggi Castelverde.
Onelia Leandri è scomparsa la sera di mercoledì 4 febbraio 2026 all’età di 96 anni. Era nata a Ostra, in provincia di Ancona, il 1 ottobre 1929. Insieme al marito Enrico Zannotti (nato a Monteroberto il 23 marzo del 1923 e scomparso il 10 febbraio 2023, alla soglia dei cento anni), nel ’50 era arrivata qui, lasciando le Marche e la mezzadria, per unirsi agli altri soci nella Cooperativa S.A.C.C.Di. (Società Anonima Cooperativa Coltivatori Diretti) che aveva acquistato dal Duca Pio Grazioli una tenuta di trecentocinquanta ettari nei pressi di Lunghezza.
Il fallimento della ditta che aveva l’incarico di costruire le case coloniche per i contadini, costrinse decine di famiglie, tra le quali quella di Onelia ed Enrico, a trovare rifugio nell’ovile, un capannone per le pecore che, ripulito dal letame, divenne la loro casa per i successivi tre/quattro anni. Senza elettricità, senza acqua o servizi igienici, le famiglie condivisero per anni spazi angusti, la miseria, la fame, ma anche la speranza e la voglia di riscatto.
Quando le famiglie ottennero i lotti di terra da lavorare, Onelia andava a piedi da Castellaccio a Ovile (l’odierno Villaggio Prenestino) a cuocere il pane nel forno che esisteva all’ovile, che veniva utilizzato a turno da tutta la comunità della cooperativa.
Una vita di lavoro e sacrifici, quella di Onelia, con poco o nulla svago. Ma che ha garantito alle generazioni successive una vita e un futuro migliore.



